La crisi della fiducia: da dove nasce?
Nel cuore della nostra professione, nel digital marketing e nella comunicazione, si cela una verità scomoda: oggi non possiamo dare per scontato che ciò che vediamo sia reale. Foto, video, audio: tutto può essere costruito, manipolato, generato da intelligenza artificiale. E questo è un rischio non solo tecnologico, ma esistenziale. Si chiama crisi della fiducia, e ci riguarda tutti.
Ecco la vera questione: la propaganda non si consuma più davanti a un telegiornale. Vive online, tra un reel e un video consigliato da un algoritmo. Il controllo dell’informazione è un atto di responsabilità.
1. La consapevolezza come primo baluardo
Abbiamo una responsabilità chiara: mettere in discussione anche la verità più visibile. In un mondo dove le deepfake sono sempre più sofisticate, è un atto di maturità digitale riconoscere che l’immagine che abbiamo davanti:
- Potrebbe essere frutto di un algoritmo, non di un gesto autentico.
- Potrebbe raccontare una verità manipolata, e non quella reale.
E quando operiamo nel marketing, ogni parola, ogni contenuto, può involvere un significato politico, propagandistico o etico. Anche quando ciò non è esplicito.
2. La Danimarca ha fatto un passo storico
Alla Danimarca tocca il merito di aver lanciato una sfida chiara al potere dell’IA: riconoscere che il volto, la voce e la fisicità sono diritti di proprietà, proprio come un’opera d’arte.
- Il Governo danese ha proposto un emendamento alla legge sul copyright, estendendo la protezione ai tratti personali (viso, voce, corpo) in forma generata digitalmente per impedire deepfake non autorizzati.
- Secondo la definizione ufficiale, si tratta di “rappresentazioni digitali molto realistiche” che possono ritrarre qualcuno in video, audio, immagini, anche senza il suo consenso.
- I cittadini danesi potranno richiedere la rimozione di deepfake non autorizzati e persino ottenere compensazioni, analogamente a quanto si farebbe con una violazione di copyright.
- Le piattaforme digitali avranno l’obbligo legale di intervenire in fretta: chi non risponde potrà essere multato, o persino attirare l’attenzione della Commissione Europea.Salvano parodie, satira e contenuti di interesse pubblico: queste categorie rimangono esenti, preservando in parte la libertà d’espressione. Si tratta di una proposta di legge senza precedenti in Europa, che mira a definire legalmente una “persona come proprietà digitale”, tutelando la propria rappresentazione anche nell’era dell’IA.
3. Il punto di svolta: responsabilità ed etica della comunicazione
Questo è ciò che il digital marketing dovrebbe fare: diventare custode critica dell’informazione.
- Non basta creare, dobbiamo anche proteggere: non solo il contenuto, ma chi c’è dentro.
- Non basta pubblicare, dobbiamo assumerci la responsabilità delle conseguenze che quel post, quel video, quegli slogan possono portare.
Sì, può sembrare che investire milioni di advertising valga molto più di questa attenzione. Ma la vera differenza, la “sottile differenza” non sta in quanto spendi, ma in quanto scegli di pensare prima di parlare. Poi non lamentiamoci se la crisi della fiducia è già nelle nostre case.
Come sostengo da anni: abbiamo il potere nelle nostre dita: nei nostri tap, nei like e in tutto ciò che cattura o meno la nostra attenzione.